mercoledì 4 novembre 2015

Fratelli Rosselli - Ragioni sulla morte

1924: il congresso della Federazione giovanile ebraica Forse proprio per reagire al clima di intimidazione che si era instaurato fu organizzato a Livorno nel 1924 il quarto congresso della Federazione giovanile ebraica da Guido Bedarida, Guido Benzimra, Joseph Colombo e Umberto Nahon. Al dibattito preparatorio parteciparono i giornali «Israel» e «La Settimana Israelitica». Gli organizzatori ottennero l’adesione di Angelo Sereni, presidente del Consorzio delle comunità israelitiche italiane e il plauso di Felice Ravenna. Angelo Sullam, invece, l’altro vicepresidente, manifestò tutte le proprie perplessità sull’iniziativa e scrisse:
... io temo fortemente che il Congresso di Livorno possa divenire un’adunanza le cui manifestazioni sono improntate a quel nazionalismo ebraico che non è certo sentito dalla maggioranza degli ebrei italiani; ma che è disgraziatamente predicato da una minoranza rumorosa e dannosa. Io non conosco né i componenti del Comitato di Livorno ... né conosco esattamente il programma del Congresso perché non ho tempo per leggere l'Israel ma quali si siano quelli e questo temo, perché l’andazzo dei tempi è questo, che vi sia in ogni caso il pericolo cui accennai più sopra. E perciò, pur non opponendomi a che Ella entri a far parte del Comitato d’onore, vorrei che chiarissimamente fosse detto che la Sua presenza non significa alcuna responsabilità della Presidenza del Consorzio per il Programma del Congresso e per tutto quello che in esso potrà essere detto. Quanto all’adesione io probabilmente manderò anche la mia, pur dichiarando che non ho fiducia nei risultati pratici di queste adunanze, dove si grida assai ma generalmente poco di buono si propone...
Al congresso parteciparono Joseph Colombo, Dante Lattes, Alfonso Pacifici, Enzo Sereni e Nello Rosselli, il cui intervento suscitò grande attenzione e lasciò un segno profondo. Rosselli negò di essere sionista ed ebreo integrale:
Io - in quanto ho sete di religiosità - sono ebreo. Ma tutti gli altri problemi della vita mi si presentano ad uno ad uno, con una intensità e, vorrei dire, una angosciosità pari a quella con la quale mi si presenta oggi il problema religioso, assolutamente dissociati dall’ebraismo. Il problema ebraico non è, o io non lo sento, come il problema fondamentale unico della mia vita

... io intendo per ebraismo una concezione religiosa della vita. Per me, la questione nazionale che molti di voi sentono intimamente legata con l’ebraismo non ha con questo alcuna connessione ... Ma, voi direte. Allora, in che ti senti ebreo? Cos’è questo ebraismo cui tieni così gelosamente? Mi dico ebreo, tengo al mio ebraismo perché (e anche qui adombro di volata quanto meriterebbe una lunghissima sosta) perché è indistruttibile in me la coscienza monoteistica che forse nessun’altra religione ha espresso con tanta nettezza - perché ho vivissimo il senso della mia responsabilità personale e quindi della mia ingiudicabilità da altri che dalla mia coscienza, da Dio - perché mi ripugna ogni pur larvata forma di idolatria - perché considero con ebraica severità il compito della nostra vita terrena, e con ebraica serenità il mistero dell' oltre tomba - perché amo tutti gli uomini come in Israele si comanda di amare, come anzi in Israele non si può non amare - e ho quindi quella concezione sociale che mi pare discenda dalle nostre migliori tradizioni - perché ho quel senso religioso della famiglia che, a chi ci guarda dal di fuori, appare veramente come una fondamentale e granitica caratteristica della società ebraica. Sono dunque - credo - ebreo; posso dirmi ebreo. ...
La pena del nostro ebraismo ci sia spinta a cercare la via. Quella pena che ieri Pacifici ci ha comunicata, quella angoscia che ci ha presi tutti ieri, quel tormento continuo, quel non trovar pace nel luogo e nel tempo, non è caratteristica di pochi spiriti esaltati - è di tutti quelli che sentono l’ebraismo, è la pena non dell’attimo d’esaltazione, ma di tutti i momenti e di tutte le ore - è la nostra umiliazione, la nostra grandezza. Gli ebrei integralisti trovano la loro pace o cercano la loro pace in Sion. E anche noi e anch’io, devo trovar la mia pace, la serenità della mia vita. Essa non può trovarsi che dove sono le fondamenta della mia individualità: nell’ebraismo e nella italianità. O amici, a voi parrà piccola cosa il mio ebraismo... Ma io voglio dirvi francamente... che la trovo più grande - o meno meschina - di quella di molti altri ebrei ... che, pur frequentando il tempio e compiendo letteralmente ogni prescrizione della Legge, non hanno questo senso vivo e vivace dell’ebraismo, non hanno come io ho questa felicità, sia pure nella pena, dell’ebraismo e in fondo... lo considerano come un qualche cosa che non deve uscire, per carità, dalle quattro mura della loro casa e del loro tempio quasi come un panno sporco da lavarsi in famiglia. Basta con questo ebraismo clandestino, vivifichiamolo, facciamolo sventolare come una bandiera al sole.
E concluse:
E allora l’ebreo, quell’ebreo che sarà rimasto a viver la sua vita nel paese natale, nel suo paese di ieri, e non di ieri l’altro, certo nel suo paese d’oggi e di domani, rivivrà tutta la sua religione ... non cercherà di perderla, di nasconderla, ma anzi di diffonderla, di parlarne con tutti, di esaltarla con tutti - perché il vero è incontenibile e chi sente di possedere il vero non resiste al prepotente istinto di donarlo a quanti lo avvicinano...
..Nello pur non essendo osservante era attaccato alle tradizioni, della sua stirpe sempre però in polemica con sionisti integrali. Anch'io devo trovare la mia pace, la serenità della mia vita, essa non può trovarsi che dove sono le fondamenta della mia individualità nell'ebraismo e nella italianità.
Nello Rosselli congresso giovanile ebraico - 3 novembre - 1924

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